domenica 11 gennaio 2026

Le ragioni e i testimoni per comprendere la storia recente dell'Italia

     Intervento Luigi De Magistris: Le ragioni e i testimoni per comprendere la storia recente dell'Italia


In questo intervento, De Magistris ripete un racconto di fatti accaduti e di reati commessi (facendo i nomi). Come allora (2007), anche oggi non accadrà niente di quello che sarebbe dovuto accadere se i magistrati avessero rispettato la legge: iscrivere quei nomi nel registro degli indagati, effettuare le indagini e poi valutare se erano meritevoli di rinvio a giudizio. Non è una certezza di responsabilità penale ma è l’unica strada per togliere ogni dubbio a vantaggio della giustizia ed evitare uno dei tanti vulnus alla credibilità del sistema giudiziario Italiano. All’epoca, solo pochissimi giornalisti fecero il loro mestiere: raccontare i fatti. E solo due o tre avvocati si presero cura di difenderli, tra questi avvocati (con distacco per numero di procedimenti e processi), Leonardo Pinto. Devo doverosamente citare anche Vincenzo Montagna, Alessandro Sisto e Franco Iuele. Se si misurano i “risultati” ottenuti, in termini di punizione delle evidenti responsabilità dei querelanti (un loro collega, denunciò 153 articoli perdendo sempre e per tutte le doglianze nei processi a Matera, Potenza, Salerno, Cosenza, Catanzaro, Roma e forse mancano anche altre sedi di processi nelle varie fasi), bisogna dire zero: nessuno ha pagato per le querele temerarie, perché erano tutte temerarie! Se invece si considera che i giornalisti ne sono usciti indenni, il risultato è enorme ed i sacrifici di tutti sono stati utilissimi. Si è dimostrato che non ci sono poteri forti, magistrati infedeli, avvocati pavidi, politici infingardi, che possono disporre di poteri assoluti. Una lezione, tra altre, che ho imparato dall’Avv. Pinto, secondo me è utile per tutti e per ciascuno nella propria quotidianità, si riassume in questa frase: “nessuno può commettere una violazione della legge se non glielo permettiamo”. È tutto qui!

lunedì 2 gennaio 2017

"Ciocchéggiusto" - novelle di giudici, avvocati e imputati.


Presentato il nuovo libro di Nicola Piccenna alias Mattia Solvéri: "Ciocchéggiusto" - novelle di giudici, avvocati e imputati.
Uno sguardo sulla libertà di stampa e sul rispetto dell'art. 21 della Costituzione Italiana e sulla battaglia in loro difesa da parte di uno sparuto gruppo di giornalisti, avvocati e cittadini "comuni" o, come preferirono dire alcuni poveretti, "quisque de populo".


Per chi non avesse potuto seguire la presentazione del 17/12/2016, finalmente è disponibile la registrazione audio/video dell'evento per singoli interventi oppure in unico filmato. Tutti accessibili attraverso youtube:

Primo Intervento: Federica Sciarelli (durata 4’:25’’)

Secondo Intervento: Pino Aprile (durata 3’:35’’)

Terzo intervento: Gianloreto Carbone (durata 21’:33’’)

Quarto intervento: Alessandro Sisto (durata 6’:40’’)

Quinto intervento: Leonardo Pinto (durata 19’:17’’)

Sesto intervento: Enzo Iacopino (durata 16’:14’’)

Presentazone “Ciocchéggiusto”: video integrale (durata 1:39’:41’’)


Il libro è in distribuzione presso:
Libreria Di Giulio - Via Dante Alighieri 61 - 75100 Matera

Libreria dell'Arco - Via delle Beccherie 55 - 75100 Matera

domenica 2 ottobre 2016

“L'avvocato Ciocchéggiusto”: in uscita il nuovo libro della collana "A ruba"




L'avvocato Ciocchéggiusto”: Guida alla lettura

Il libro riprende il racconto a puntate pubblicato a partire dal settembre 2011 sul settimanale: “L'indipendente Lucano” e dedicato alle gesta giudiziarie e, soprattutto, extragiudiziarie di un avvocato immaginario in cui non è difficile scorgere una figura reale, anzi tante figure realmente esistite.
Diversamente dallo spirito della collana “A ruba”, in questo volumetto non sono riportati nomi e dati di politici, magistrati, avvocati e “quisque de populo” e, nemmeno, risultanze di indagini giornalistiche puntigliose e fastidiose. Non si tratta di un cambio di rotta e, paradossalmente, nemmeno di un cambio di genere letterario.
L'autore ha ritenuto opportuno fornire elementi ulteriori e più approfonditi di lettura delle inchieste già pubblicate nel corso di 12 anni di attività giornalistica e, soprattutto, elementi per comprendere come sia potuto accadere che un giornalista d'inchiesta sia stato costretto a seguire (da indagato o parte offesa) più di 480 procedimenti giudiziari ed 80 procedimenti disciplinari a carico di magistrati; tutto in soli dieci anni.
Dei tanti avvocati “Ciocchéggiusto” che si riconosceranno in questi racconti o che verranno riconosciuti dai lettori, ve n'è qualcuno che ha avuto un ruolo determinante nel perseguire la libertà d'informazione e coloro che hanno avuto l'ardire di scrivere delle sue gesta vere, con linguaggio continente e per fatti di pubblico interesse, senza chieder permessi e senza tributar sottomissione servile.
Questi racconti vogliono essere una testimonianza dei meccanismi mentali e pettegoli tipici delle città di provincia e delle personalità malate d'infantilismo che le popolano ma, ancor più, un monito per quel codazzo di professionisti, magistrati e codardi di ogni estrazione che all'avvocato Ciocchéggiusto tengono bordone; alzando la voce quando si sentono protetti dal branco e abbassando lo sguardo quando t'incontrano da soli.
Non è difficile immaginare cosa pensino quando le trame sono sconfitte e la giustizia trionfa. Loro, che hanno rinunciato per principio e difenderla, preferendo offenderla per poterne abusare e gli altri, i peggiori, quelli che sono stati a guardare, quelli che... danno la colpa a Lucia:






È un gran dire che tanto i santi come i birboni gli abbiano a aver l’argento vivo addosso, e non si contentino d’esser sempre in moto loro, ma voglian tirare in ballo, se potessero, tutto il genere umano; e che i piú faccendoni mi devan proprio venire a cercar me, che non cerco nessuno, e tirarmi per i capelli ne’ loro affari: io che non chiedo altro che d’esser lasciato vivere! ...Ci vuol tanto a fare il galantuomo tutta la vita, com’ho fatt’io? ...Un pochino di flemma, un pochino di prudenza, un pochino di carità, mi pare che possa stare anche con la santità ... E poi, se è cosí convertito, se è diventato un santo padre, che bisogno c’era di me? Oh che caos! Basta; voglia il cielo che la sia cosí: sarà stato un incomodo grosso, ma pazienza! Sarò contento anche per quella povera Lucia: anche lei deve averla scampata grossa; sa il cielo cos’ha patito: la compatisco; ma è nata per la mia rovina ...” (A. Manzoni - Cap. 23 – Promessi Sposi)
di Mattìa Solvéri (alias Nicola Piccenna)


p.s. per prenotare una copia del libro firmata dall'autore, effettuare un bonifico con offerta libera a Nicola Piccenna - c/o Unicredit IBAN: IT 87 E 02008 32974 023271681637 indicando nome e cognome della persona abilitata al ritiro del libro. Sarà possibile ritirare le copie prenotate in occasione delle presentazioni ufficiali della pubblicazione, previste in tutta Italia a partire dal dicembre 2016. Chi volesse ricevere il libro attraverso il servizio postale a domicilio, dovrà aggiungere un contributo di Euro 10,00 (20,00 per estero) per le spese di spedizione ed indicare l'intestatario e l'indirizzo per la consegna.

venerdì 1 gennaio 2016

Matera capoluogo della Lucania, inizia da qui la rinascita del Mezzogiorno

Buongiorno Lucani, buongiorno Italiani,

è ancora viva, vivissima, la rutilante serata di Capodanno che ha consacrato all'Italia ed al mondo intero la città di Matera come l'emblema di un Mezzogiorno culla della civiltà greco-romana che si candida a diventare punto di riferimento di uno sviluppo troppo a lungo e vanamente atteso.
Stemma della città di Matera

É proprio l'atteggiamento di attesa che ha impedito al Mezzogiorno di svilupparsi o, a dirla tutta e dritta, a riprendere lo sviluppo avviato ai tempi dei Borboni e azzerato dall'Unità d'Italia gestita dai Piemontesi.
Il Mezzogiorno ha gli uomini, la storia ed i mezzi per avviare una nuova storia di sviluppo e progresso e Matera, per riconoscimento unanime, si candida ad esserne la capitale culturale, il punto di convergenza naturale, geografico e storico tra Campania, Puglia e Calabria ed il terminale ideale di riferimento per Sicilia e Sardegna.
Le enormi risorse della Lucania costituiscono la base economica per uno sviluppo sostenibile ed autopropulsivo ma occorre un cambio di passo delle persone, del popolo Lucano e meridionale in generale.

È finito il tempo degli elemosinanti, come è finito quello delle deleghe a politici vassalli che barattano qualche privilegio personale con il bene comune e gli interessi del popolo, comportandosi come servi obbedienti dei “poteri” forti, dei potentati economici e degli sfruttatori che hanno agio di sfruttare il Mezzogiorno prelevando le materie prime di pregio e scaricando veleni e lavorazioni inquinanti.
È finito il tempo dell'attesa col cappello in mano e della partenza dei giovani migliori verso terre lontane e estranee (che ne apprezzano cultura, capacità ed abnegazione).
Torniamo ad essere artefici e protagonisti delle nostre vite e della nostra storia. Torniamo ad essere la culla della civiltà, del progresso e dello sviluppo.
Partiamo da quanto il mondo ci riconosce già, partiamo da Matera che può rappresentare la Capitale del Mezzogiorno e, da subito, il capoluogo della Lucania.
Ripristiniamo il nome originario della regione: “Lucania”! Così che si possa tornare ad avere coscienza di appartenere ad un “popolo”, i Lucani appunto; giacché i Basilicatesi non esistono!
E modifichiamo lo stemma della Città di Matera, basta con il “bue stanco che posò il piede pesantemente” sul terreno. Ripartiamo da un “toro veemente, pronto alla lotta”.
Non è una proposta divisiva, non si intende limitare nessuno o scalzare alcuno. Chiamiamo tutti all'unità ed alla coscienza di dover costruire un futuro per i nostri figli e per la nostra terra: opera che nessuno potrà (o vorrà) compiere per nostro conto.

sabato 14 febbraio 2015

Quella libertà di stampa che non interessa (quasi) a nessuno

Quella libertà di stampa che non interessa (quasi) a nessuno

52 mesi or sono (ottobre 2010) il polso delle persone scese in difesa della libertà di stampa in Italia, segnava solo quindici interventi in difesa di un giornalista ingiustamente condannato per aver pubblicato notizie vere, di pubblico interesse e con linguaggio continente. Sul blog www.toghelucane.blogspot.com, questa la notizia pubblicata:

http://toghelucane.blogspot.it/2010/10/15-uomini-sulla-cassa-del-morto.html

sabato 23 ottobre 2010
Libertà di stampa: 15 uomini sulla cassa del morto
Al momento (ore 20:10 del 22/10/2010) sono diciannove i commenti al pensiero di Carlo Vulpio (http://www.carlovulpio.it/) sulla vicenda che vede coinvolto Giacomo Amadori (giornalista di Panorama) e Fabio Diani (appuntato della GdF in servizio a Pavia). Una vicenda emblematica di un'Italia che, quanto a democrazia, ha toccato un livello così infimo da dubitare che si possa mai risalire. Un giornalista pubblica notizie vere, di pubblico interesse, con un linguaggio consono e per questo viene indagato. Gli organi di stampa e televisione, l'ordine dei giornalisti, le penne illustri ed soloni di ogni occasione tacciono o, al limite, biascicano qualcosa. Poi ci sono i faziosi di ogni colore che, quando si accorgono di appartenere allo schieramento avverso (oggi a Panorama, ieri a Repubblica), danno addosso al malcapitato. La libertà di stampa è sacra quando incassi due milioni di euro all'anno o cinquantamila a puntata o tremila al mese, un delitto quando ad esercitarla è un malcapitato ostile a chi ti paga, poco o tanto che sia.

Capita così che i commenti al pensiero di Carlo Vulpio, irriducibile sostenitore del “liberi tutti”, siano solo 19. Nel mondo della rete, nell'era della globalizzazione, solo in 15 (alcuni sono intervenuti più volte) hanno voluto esprimersi sul tema delicatissimo della libertà di stampa che è poi il tema della libertà tout court. 15 uomini sulla cassa del morto. Filippo de Lubac



Qualche giorno fa, da questo blog, abbiamo lanciato una petizione per la difesa della libertà di stampa a cui hanno aderito in 35:

giovedì 5 febbraio 2015

Difendi la libertà di stampa: firma anche tu la petizione alla Corte dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo
Un terribile attacco alla libertà di stampa è in corso in Italia. Da 10 anni, un giornalista è implicato in centinaia di procedimenti penali. Egli ha una sola colpa: lui ha scritto la verità. Inchieste giornalistiche che non piacciono ad un signore arrogante che crede di poter impedire la libera informazione. Firma per chiedere l'intervento della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Un terrible attaque sur la liberté de la presse est en cours en Italie. Depuis 10 ans, un journaliste est impliqué dans des centaines de cas criminels. Il n'a qu'un défaut: ils ont écrit la vérité. Les enquêtes menées par des journalistes qui ne aiment pas un gentleman arrogant qui croit qu'il peut empêcher l'information gratuite. Signature de demander l'intervention de la Cour européenne des droits de l'homme.

A terrible attack on freedom of the press is in progress in Italy. For 10 years, a journalist is involved in hundreds of criminal cases. He has only one fault: he wrote the truth. Investigations by journalists who do not like a gentleman arrogant who believes he can prevent the free information. Signature to request the intervention of the European Court of Human Rights.

Un terrible atentado contra la libertad de prensa está en curso en Italia. Durante 10 años, periodista está involucrado en cientos de casos penales. Él tiene un solo defecto: escribió la verdad. Las investigaciones de los periodistas que no les gusta un caballero arrogante que cree que puede evitar que la información libre. Firma para solicitar la intervención de la Corte Europea de Derechos Humanos.

Ein schrecklicher Angriff auf die Pressefreiheit ist in Arbeit in Italien. Seit 10 Jahren wird ein Journalist in Hunderten von Kriminalfällen beteiligt. Er hat nur einen Fehler: er die Wahrheit geschrieben. Untersuchungen von Journalisten, die nicht wie ein Gentleman arrogant, der glaubt, er kann die kostenlose Informationen zu verhindern. Signatur, um die Intervention des Europäischen Gerichtshofs für Menschenrechte zu verlangen.

Firma la petizione: Je Suis M. Nicola Piccenna

Oggi leggiamo sui giornali che l'Italia ha perso 24 posizioni nella classifica mondiale che misura la libertà di stampa in un Paese.

Nel rapporto di Reporter senza frontiere l’Italia al 73esimo posto a causa di «attacchi mafiosi» e «querele ingiustificate per diffamazione»:
http://www.corriere.it/cronache/15_febbraio_12/liberta-stampa-mondo-italia-perde-24-posizioni-73esimo-posto-eab023c0-b2c4-11e4-9344-3454b8ac44ea.shtml

Non ce n'eravamo accorti!

A noi sembrava che raddoppiare il numero di coloro che scendono in campo per difendere un diritto fondamentale per la democrazia e la civiltà sociale, in soli quattro anni, fosse una grande balzo in avanti!

domenica 1 febbraio 2015

La libertà di stampa ti riguarda. Difendila in prima persona, firma la petizione!


La libertà, anche quella della stampa, è un diritto di tutti che ciascuno ha il dovere di difendere e promuovere

Chiediamo alla Corte dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo di fare luce sulla più vasta, documentata e prolungata persecuzione giudiziaria Italiana attuata da un querelante seriale e supportata da certa magistratura negligente e neghittosa.

Prima di firmare, puoi consultare gli atti giudiziari pubblicati su www.piccenna.it e www.toghelucane.blogspot.com



Sembrano mulini a vento ma sono nemici della libertà

http://firmiamo.it/je-suis-m--nicola-piccenna--journaliste-d-investigation#petition

domenica 21 dicembre 2014

La lentezza del Tribunale Civile di Matera: Quanti giorni lavora il Presidente?

La non invidiabile lentezza del Tribunale civile di Matera il cui Presidente, Dr. Giuseppe Attimonelli Petraglione, recentemente è stato "pizzicato" a cena con un Dirigente della locale Azienda Sanitaria (http://www.toghelucane.blogspot.it/2014/12/cena-col-presidente-del-tribunale-di.html).

Secondo la classifica pubblicata da "La Stampa", il Tribunale è al terz'ultimo posto in Italia.

Gli organici dei Tribunali sono spesso carenti e sottodimensionati e questo, certamente, influisce sui tempi della giustizia. Se poi il Presidente Attimonelli è in ufficio solo alcuni giorni a settimana, le considerazioni vanno ampliate!